La versione integrale, 2009
A tre anni
Dicono che sia impossibile ricordare qualcosa prima dei quattro anni. Io ricordo. Prima immagine: mamma in fondo al corridoio. Ha una gamba ingessata. Il mio cane viene verso di me. Mi lecca la faccia. Mi mette il muso in bocca. Figure nere su fondo arancione. Non so se sia sogno o realtà, ma sono sicura di aver vissuto questo frammento d'infanzia.
Scuola materna
Rimini, asilo delle Maestre Pie. Pomeriggio. Temporale. Le suore mi portano in un grande stanzone. Tanti piccoli sacchi a pelo. Figure nere su fondo blu. Il mio è sotto la finestra, vicino al termosifone. Non voglio andarci, odio dormire il pomeriggio. Mi infilo nella coperta ripiegata. Non dormo, mi hanno detto che se un fulmine colpisce il termo, chi dorme lì vicino, muore.
Primi giorni di lezione
Rimini, asilo delle Maestre Pie. Aula bianca. Sembra il paradiso. Un banco lunghissimo. Fogli, pennarelli, tanti bambini. Coloriamo. Il mondo è colorato. Le suore dicono che dobbiamo amare tutti. Gesù ama tutti. Anche io amo tutti.
Ispirazioni
Mia sorella fa le elementari. Si chiama Iris. Ha il nome di un fiore. Anche io ho il nome di un fiore. Lei sa scrivere e disegnare. Anche io voglio scrivere e disegnare.
Prima elementare
Rimini, scuola elementare delle Maestre Pie. Una classe numerosa. Imparo a scrivere per prima. La maestra è contenta, fa tanti complimenti. Mamma e papà fanno tanti complimenti. Il nonno e la nonna fanno tanti complimenti. Tutti sono contenti. A mia sorella non hanno mai fatto tanti complimenti. Il mio quadernone è ornato di Bravissima. Io voglio che sia pieno di Bravissima. Scrivo sempre di più, tanto è facile.
Seconda elementare
Rimini, scuola elementare delle Maestre Pie. Prima verifica: “Scrivi un testo dove descrivi una stanza”. Descrivo il salotto del nonno. Prendo Ottimo. I genitori insistono, vogliono che legga il testo al nonno. Mi vergogno, non voglio. La zia aggiunge: “Quando ti deciderai potrebbe essere troppo tardi. Il nonno è vecchio.” Lo leggo. Si scatena in me l’ossessione della morte. Fortuna che c’è Gesù.
Terza elementare
Rimini, in automobile con papà. Accompagna me e Iris a scuola. Iris ha fretta, fa sempre tardi. Alle medie la sgridano sempre. Tutti la sgridano sempre. Deve fare un compito in classe. Chiedo cos’è un compito in classe. Dice: è un tema. Chiedo cos’è. Dice: un testo. Dico che è facile fare un testo. Risponde: Non è vero. È preoccupata. Dico: io lo so fare. Mi tira uno schiaffo. Sto zitta. Quando sarò più grande le farò vedere che so scrivere.
Anno duemila
È l’anno del Giubileo. Chi fa la comunione l’anno del Giubileo è fortunato. È molto più fortunato di chi non la fa l’anno del Giubileo. Io non so cosa sia il Giubileo, ma sono contenta. Vado a Roma a vedere il papa. Nel mio gruppo hanno tutti un cappellino giallo. E bandiere arancioni. Piazza San Pietro è luminosa. Anch’io voglio stare alla finestra e pregare Dio e vedere la Piazza colorata. Decido di diventare papa.
Quarta elementare
Rimini, scuola elementare delle Maestre Pie. Piove. Nonna mi viene a prendere all’uscita. Mi stringe la mano: “Basta piangere”. Non smetto. A scuola si prega tanto. Finalmente ho scoperto cosa significa Maestre Pie. Rifletto sulla mia decisione di diventare papa. Solo i maschi possono diventare papa. Le femmine possono essere suore. La suora ha poco potere. Odio il ragionamento dei religiosi. Comincio a dubitare delle buone parole dei religiosi. Salgo sulla Cinquecento della nonna. Continuo a tenerle il broncio. Lei si rattrista. Il mio primo senso di colpa.
Quinta elementare
Buio. La baby-sitter mi spinge a forza nell’aula di recitazione. La mia pigrizia violata. In testa ancora le parole della mamma: “Un giorno mi ringrazierai”. Faccio la prima lezione, in fondo anche mia sorella ha fatto un anno di recitazione.
Ispirazioni2
Comincio ad odiare la religione. Ho pregato tanto. Nessun mio desiderio è mai stato realizzato. Iris dice che Dio non esiste. Diceva anche che Babbo Natale non esisteva, ed era vero. Dio non esiste. Mia sorella ha fatto le scuole medie Panzini. Le Panzini sono nel centro di Rimini. Io non abito in centro, ma Iris dice che alle Panzini vanno i fichi. Anche io voglio essere fica.
Prima e seconda media
Rimini, scuole medie inferiori Panzini. Non riesco ad essere fica. Non sopporto di essere presa in giro dai compagni di classe. Cerco di essere migliore degli altri. Non ci riesco. Decido di diventare peggiore degli altri. Smetto di studiare, fumo e giro nei posti più brutti di Rimini. Sono contenta.
Terza media
Primo spettacolo teatrale dove ho un ruolo importante. Finisco le scuole medie con un Distinto. Mamma avrebbe voluto un Ottimo. Devo scegliere la scuola superiore. Non ce ne sono di recitazione. L’unica scuola dove insegnano a recitare è il liceo della comunicazione delle Maestre Pie. Odio sia le Maestre che le Pie. Amo disegnare e amo le lingue. Mia sorella è un’artista. Fa l’Istituto d’Arte di Riccione. Scelgo il Liceo Artistico.
Prima superiore
Viserba, liceo artistico Serpieri. Voglia di ribellione. Voglia di espressione: quadri, sculture, colore dei capelli strampalato. Vestiti di tutti i colori, poi neri. Trucco nero, smalto nero, scarpe nere, il mondo non è colorato come pensavo. Anche Iris la pensava come me.
Seconda superiore
Viserba, liceo artistico Serpieri. Passo un altro intero anno tra artisti, musica rock, droghe e masochismo. Capisco di non essere mia sorella. A me piace scrivere. Amo le lingue. Studiare poco mi annoia.
Terza superiore
Rimini, liceo linguistico Valgimigli. Ho studiato tutta l’estate francese e latino, mai fatti prima. Passato l’esame di ammissione. Mi ritrovo tra tanti studenti-modello nel nuovo liceo. Creatività repressa. Resto sola con la mia penna e una lezione settimanale di teatro.
Quarta superiore
Rimini, liceo linguistico Valgimigli. La professoressa di italiano non mi apprezza. I miei temi non superano il sei. Eppure qualche concorso di scrittura mi ha premiato. Non capisco dove sbaglio. Nessuno me lo vuole spiegare. Ho smesso di imitare gli altri. Ho smesso di farmi influenzare dagli altri. Accetto la situazione e continuo per la mia strada.
Quinta superiore
Corso di recitazione. Tutti hanno un ruolo. Tutti, meno quattro ragazze. L’insegnante di teatro chiede agli allievi un aiuto, qualche idea. Scrivo delle idee. Trenta pagine. Il copione va in scena, e piace.
Estate Duemilanove
Rimini, casa Tercon. Padre, fisiatra. Madre, fisiatra. Padre di mia madre, radiologo. Padre del padre di mia madre, radiologo. Iris, mia sorella, bohèmienne. Damiano, mio fratello, disoccupato. Fiducia dei familiari puntata su di me. Provo un terribile odio per la medicina, a partire dal tessuto epiteliale. Non sono mia sorella. Non sono mio fratello. E nemmeno i miei genitori. Scelgo Drammaturgia.
Margherita Tercon
A tre anni
Dicono che sia impossibile ricordare qualcosa prima dei quattro anni. Io ricordo. Prima immagine: mamma in fondo al corridoio. Ha una gamba ingessata. Il mio cane viene verso di me. Mi lecca la faccia. Mi mette il muso in bocca. Figure nere su fondo arancione. Non so se sia sogno o realtà, ma sono sicura di aver vissuto questo frammento d'infanzia.
Scuola materna
Rimini, asilo delle Maestre Pie. Pomeriggio. Temporale. Le suore mi portano in un grande stanzone. Tanti piccoli sacchi a pelo. Figure nere su fondo blu. Il mio è sotto la finestra, vicino al termosifone. Non voglio andarci, odio dormire il pomeriggio. Mi infilo nella coperta ripiegata. Non dormo, mi hanno detto che se un fulmine colpisce il termo, chi dorme lì vicino, muore.
Primi giorni di lezione
Rimini, asilo delle Maestre Pie. Aula bianca. Sembra il paradiso. Un banco lunghissimo. Fogli, pennarelli, tanti bambini. Coloriamo. Il mondo è colorato. Le suore dicono che dobbiamo amare tutti. Gesù ama tutti. Anche io amo tutti.
Ispirazioni
Mia sorella fa le elementari. Si chiama Iris. Ha il nome di un fiore. Anche io ho il nome di un fiore. Lei sa scrivere e disegnare. Anche io voglio scrivere e disegnare.
Prima elementare
Rimini, scuola elementare delle Maestre Pie. Una classe numerosa. Imparo a scrivere per prima. La maestra è contenta, fa tanti complimenti. Mamma e papà fanno tanti complimenti. Il nonno e la nonna fanno tanti complimenti. Tutti sono contenti. A mia sorella non hanno mai fatto tanti complimenti. Il mio quadernone è ornato di Bravissima. Io voglio che sia pieno di Bravissima. Scrivo sempre di più, tanto è facile.
Seconda elementare
Rimini, scuola elementare delle Maestre Pie. Prima verifica: “Scrivi un testo dove descrivi una stanza”. Descrivo il salotto del nonno. Prendo Ottimo. I genitori insistono, vogliono che legga il testo al nonno. Mi vergogno, non voglio. La zia aggiunge: “Quando ti deciderai potrebbe essere troppo tardi. Il nonno è vecchio.” Lo leggo. Si scatena in me l’ossessione della morte. Fortuna che c’è Gesù.
Terza elementare
Rimini, in automobile con papà. Accompagna me e Iris a scuola. Iris ha fretta, fa sempre tardi. Alle medie la sgridano sempre. Tutti la sgridano sempre. Deve fare un compito in classe. Chiedo cos’è un compito in classe. Dice: è un tema. Chiedo cos’è. Dice: un testo. Dico che è facile fare un testo. Risponde: Non è vero. È preoccupata. Dico: io lo so fare. Mi tira uno schiaffo. Sto zitta. Quando sarò più grande le farò vedere che so scrivere.
Anno duemila
È l’anno del Giubileo. Chi fa la comunione l’anno del Giubileo è fortunato. È molto più fortunato di chi non la fa l’anno del Giubileo. Io non so cosa sia il Giubileo, ma sono contenta. Vado a Roma a vedere il papa. Nel mio gruppo hanno tutti un cappellino giallo. E bandiere arancioni. Piazza San Pietro è luminosa. Anch’io voglio stare alla finestra e pregare Dio e vedere la Piazza colorata. Decido di diventare papa.
Quarta elementare
Rimini, scuola elementare delle Maestre Pie. Piove. Nonna mi viene a prendere all’uscita. Mi stringe la mano: “Basta piangere”. Non smetto. A scuola si prega tanto. Finalmente ho scoperto cosa significa Maestre Pie. Rifletto sulla mia decisione di diventare papa. Solo i maschi possono diventare papa. Le femmine possono essere suore. La suora ha poco potere. Odio il ragionamento dei religiosi. Comincio a dubitare delle buone parole dei religiosi. Salgo sulla Cinquecento della nonna. Continuo a tenerle il broncio. Lei si rattrista. Il mio primo senso di colpa.
Quinta elementare
Buio. La baby-sitter mi spinge a forza nell’aula di recitazione. La mia pigrizia violata. In testa ancora le parole della mamma: “Un giorno mi ringrazierai”. Faccio la prima lezione, in fondo anche mia sorella ha fatto un anno di recitazione.
Ispirazioni2
Comincio ad odiare la religione. Ho pregato tanto. Nessun mio desiderio è mai stato realizzato. Iris dice che Dio non esiste. Diceva anche che Babbo Natale non esisteva, ed era vero. Dio non esiste. Mia sorella ha fatto le scuole medie Panzini. Le Panzini sono nel centro di Rimini. Io non abito in centro, ma Iris dice che alle Panzini vanno i fichi. Anche io voglio essere fica.
Prima e seconda media
Rimini, scuole medie inferiori Panzini. Non riesco ad essere fica. Non sopporto di essere presa in giro dai compagni di classe. Cerco di essere migliore degli altri. Non ci riesco. Decido di diventare peggiore degli altri. Smetto di studiare, fumo e giro nei posti più brutti di Rimini. Sono contenta.
Terza media
Primo spettacolo teatrale dove ho un ruolo importante. Finisco le scuole medie con un Distinto. Mamma avrebbe voluto un Ottimo. Devo scegliere la scuola superiore. Non ce ne sono di recitazione. L’unica scuola dove insegnano a recitare è il liceo della comunicazione delle Maestre Pie. Odio sia le Maestre che le Pie. Amo disegnare e amo le lingue. Mia sorella è un’artista. Fa l’Istituto d’Arte di Riccione. Scelgo il Liceo Artistico.
Prima superiore
Viserba, liceo artistico Serpieri. Voglia di ribellione. Voglia di espressione: quadri, sculture, colore dei capelli strampalato. Vestiti di tutti i colori, poi neri. Trucco nero, smalto nero, scarpe nere, il mondo non è colorato come pensavo. Anche Iris la pensava come me.
Seconda superiore
Viserba, liceo artistico Serpieri. Passo un altro intero anno tra artisti, musica rock, droghe e masochismo. Capisco di non essere mia sorella. A me piace scrivere. Amo le lingue. Studiare poco mi annoia.
Terza superiore
Rimini, liceo linguistico Valgimigli. Ho studiato tutta l’estate francese e latino, mai fatti prima. Passato l’esame di ammissione. Mi ritrovo tra tanti studenti-modello nel nuovo liceo. Creatività repressa. Resto sola con la mia penna e una lezione settimanale di teatro.
Quarta superiore
Rimini, liceo linguistico Valgimigli. La professoressa di italiano non mi apprezza. I miei temi non superano il sei. Eppure qualche concorso di scrittura mi ha premiato. Non capisco dove sbaglio. Nessuno me lo vuole spiegare. Ho smesso di imitare gli altri. Ho smesso di farmi influenzare dagli altri. Accetto la situazione e continuo per la mia strada.
Quinta superiore
Corso di recitazione. Tutti hanno un ruolo. Tutti, meno quattro ragazze. L’insegnante di teatro chiede agli allievi un aiuto, qualche idea. Scrivo delle idee. Trenta pagine. Il copione va in scena, e piace.
Estate Duemilanove
Rimini, casa Tercon. Padre, fisiatra. Madre, fisiatra. Padre di mia madre, radiologo. Padre del padre di mia madre, radiologo. Iris, mia sorella, bohèmienne. Damiano, mio fratello, disoccupato. Fiducia dei familiari puntata su di me. Provo un terribile odio per la medicina, a partire dal tessuto epiteliale. Non sono mia sorella. Non sono mio fratello. E nemmeno i miei genitori. Scelgo Drammaturgia.
Margherita Tercon
Mi è piaciuta molto l'autobiografia. Hai due caratteristiche che per me sono necessarie in chi scrive o desidera imparare a farlo: il gusto nel raccontare le cose, sia pur minime; vedere lo straordinario nell'ordinario, il significativo in ciò che per quasi tutti è insignificante. Condivido la scelta di raccontare quello che sai, cioè quello che vedi, hai visto, hai pensato. Queste pagine le ho lette non per una perversa forma di cortesia, ma perché non avevo nessuna intenzione di staccarmene. Sentivo che mi riguardavano, sentivo che il modo in cui parlavi di te aveva a che fare anche con me.
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