lunedì 19 novembre 2012

CRITICA TEATRALE di una donna insopportabile, Margherita Tercon, piacere.


Buongiorno! Buongiorno, un saluto a tutti.



Sono tornata. Non so bene come iniziare, in realtà. Ho troppe cose in mente che mi fanno incazzare, devo decidere in che ordine dirle.

Allora, iniziamo col dire che ho studiato teatro. Io sono principalmente drammaturga, ma ho anche recitato e letto un bel po’ di testi. Guardato non troppi spettacoli.

Ma, sorvolando sulla mia cultura teatrale, non troppo approfondita, passiamo al mio punto di vista: chiaro e deciso.

Allora, c’è una cosa nel teatro di oggi che non sopporto. Anzi, non una, facciamo circa… mille? Duemila? Tremila?

Allora (per la terza volta), se c’è una cosa che non sopporto è il teatro contemporaneo/cosaneso. Vedessi cose belle, sarei contenta, ma spesso, con la scusa del “contemporaneo”, del “ricercato”, del “ci-sono-un-sacco-di-riferimenti-a-cose-che-se-fossi-stato-meno-ignorante-avresti-capito”; gli artisti,attori,drammaturghi,registi,chi ci lavora, beh, con queste scuse, fa cose totalmente incomprensibili. E spesso senza senso. Va bene, fatele. Sarete dei geni, io non capisco niente.

Detesto andare a teatro e guardare cose che non capisco. E che non mi trasmettono niente. Ma poi, anche se mi trasmettessero qualcosa e non le capisco, cosa servono a fare? Cioè, se io  vedessi uno spettacolo in una lingua a me sconosciuta e senza sottotitoli e uscissi triste dal teatro, con una stretta al cuore per poi scoprire che invece chi conosce la lingua si è sbellicato dalle risate perché era un testo comico? (certo, io sarei sorda e rincoglionita a non accorgermi della gente che ride), Ma è come quando uno canta canzoni in inglese. La metà delle volte siamo rallegrati da canzoni che dicono “ah, quello stronzo mi ha lasciato pàpàpà adesso mi uccido pàpàpà bello questo baratro senza fondo pàpàpà”.

Quindi, ve la piantate di fare cose che non capisco? Me le volete giustificare, almeno?

Davvero, io vado a teatro aperta a tutto, ma quando passano 15 minuti e sono stata obbligata a guardare un palcoscenico sul quale non accade nulla o c’è gente che rotola senza motivo o video proiettati sul fondo della scena in cui uomini in mutande a fragole si muovono come scimmie dicendo: “sono Cita, la compagna di Tarzan, ho fatto 13 film con lui” (giuro, l’ho visto questa mattina al Teatro Elfo Puccini durante l’evento Next) o  a fissare questo palcoscenico buio dove voci registrate male (male!!) cercano di sussurrarmi cose profonde dettate dall’anima e che devono arrivare alla mia attraverso voci scatarranti, no. Io mi incazzo. Io sono sulla sedia e mi guardo attorno e penso: Come fate a sopportare tutto questo?!

Allora, le cose sono due: o la gente capisce qualcosa (e non sto dicendo che è impossibile, io ho dei bei limiti), o non ci sta capendo un cazzo. E nel caso la risposta fosse la seconda, ovviamente bisogna continuare a guardare, perché anche se non ci capisco niente, cosa ci posso fare? C’è sicuramente un messaggio, insomma, è contemporaneo, c’è una retorica, è molto cerebrale…. Non posso dire niente.

Quanto odio la parola cerebrale. Bene! È cerebrale! Quindi? Chi l’ha scritto è più intelligente di tutti gli spettatori, che non capiscono? È una cosa comprensibile solo dal cervello di chi l’ha creata? E allora che se la tenga! Cosa mi viene a mostrare uno spettacolo (se così lo si può chiamare), a farmi pagare un biglietto e perdere una serata se non mi vuole dare niente? Di vedere il suo cervello non me ne frega se non posso prendere qualcosa che mi possa essere utile. O che mi mostri altre parti di universo, punti di vista…

Se è una tua sega mentale, perché devi raccontarmela? Non sono un tuo amico. E nemmeno il tuo psicologo. Pagami.

Quindi adesso sarò qui. Ogni spettacolo che vedrò (e i film non si salvano!) lo commenterò. È ovvio, quando una cosa è bella va riconosciuto. Ma non starò a dire “mi piace” o “non mi piace”…cioè, anche. Ma principalmente dirò “funziona”, “non funziona”. È sicuramente più oggettivo.

Che tutto questo sia dettato dall'invidia perché su quei palcoscenici ci sono spettacoli che non sono i miei? Possibile.

Che sia perché non sopporto gli intellettuali? (Spesso più stupidi delle persone meno acculturate?) Possibile.

Che sia perché sono acida e cinica e non so dove sfogare la mia rabbia? Non mi interessa. Qualunque sia il motivo lo farò. Perché certe cose non si possono proprio vedere. E se continuano a girare allegramente e senza problemi… che almeno ci sia la mia critica a insultarli un po’.


Margherita Tercon

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